La valle del peccato e i silenzi eloquenti di Manoel de Oliveira

La valle del peccato e i silenzi eloquenti di Manoel de Oliveira

La valle del peccato (in originale Vale Abraão) è un capolavoro filmico di oltre tre ore del 1993, girato dal recentemente scomparso Manoel de Oliveira, portoghese purosangue, cantore di Lisbona e del Portogallo tutto.

Il film è tratto da un romanzo, precedente di due anni, della scrittrice portoghese Augustina Bessa-Luis, ma è – in sostanza – una rilettura in chiave lusitana del romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert.

La claudicante Ema (interpretata da una straordinaria e bellissima Leonor Silveira) vive nella valle del Douro; qui ha sposato un medico del quale non è minimamente innamorata. Di conseguenza esercita il suo fascino su una serie di individui che ergerà a suoi amanti di letto e non. Nell'edizione italiana la voce narrante è quella bellissima di Aroldo Tieri che, a inizio film, con il fermo immagine che riprende la valle, a connotare "fiabescamente" il tutto, ci dice appunto che "nella valle di Abramo avvengono cose che…", una sorta di "Once upon a time…" in salsa borghesemente e pruriginosamente portoghese.

Un film ostico, i profani lo definirebbero "lento", anche se poi mai ho ben compreso cosa questa parola significhi, appioppata a un film! A mio modesto parere non esiste la lentezza filmica, è un modo "ignorante" (in senso latino, quindi non offensivo) per classificare una pellicola con un certo grado di difficoltà. Certo, De Oliveira sarà "lento" in confronto a un film di Michael Mann che però, a sua volta, sarà lento in confronto ad altro… e così via. Eppure soggetti che, dalla sera alla mattina, si ergono a critici di cinema, continuano a usare smodatamente questo termine… contenti loro!

Eppure queste tre ore di lentezza (sic!) scorrono meravigliosamente e poeticamente, poggiate in larga parte su silenzi eloquenti e cerebralmente creativi; la spiritualità si respira come fosse aria, ma si taglia anche come fosse solida.

È un cinema di parola (silente) quello di De Oliveira (il suo Un film parlato è del 2003), una parola che avvolge chi lo visiona, un sussurro costante e intimo, un'intermittenza del cuore alla maniera proustiana. La memoria, il tempo, la vita, le passioni, la vecchiaia, tasselli di un mosaico generoso e realisticamente puro, i sussulti dell'anima che stemperano la stessa fisiognomica dei soggetti.

Ema e il zoppicare nella vita e (per) la vita è Emma Bovary ed è Manoel de Oliveira… nell'aranceto edenico dell'esistenza.

Probabilmente uno dei film più belli che abbia mai visto.

GC

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