Il provincialismo mal temperato del cinema italiano

Il provincialismo mal temperato del cinema italiano

...In relazione all'accusa che mi vien posta, ossia l'utilizzo smodato dei tre puntini di sospensione (segni d'interpunzione come gli altri ,per chi lo ignorasse) questa riflessione sarà non ricca ma straricca di codesti segnetti antipatici e invadenti ma che, a mio avviso, danno un bel respiro, un po' d'aria pre-riflessiva prima della coordinata… (eccoli!) al quale segue la subordinata moglie e vedova. Van bene le critiche ma coloro che si fanno d'esse promotori devon possedere pelo sullo stomaco, altrimenti meglio tacere, onde evitare magre figure. Dimentico però che siamo nell'epoca dei "tutti scrittori" (sic!).

Veniamo al punto… anzi ai tre puntini di sospensione. In questi ultimi anni il cinema italiano ha conosciuto, a mio avviso ma non solo, una netta, nettissima involuzione; resta da capire quali sono le cause di questa involuzione. Dunque tutti a riempirsi la bocca e a chiedersi dove fosse finito l'onirismo sognante di Fellini, il neo-realismo dei Rossellini e dei De Sica, le tragedie estetico-decadenti (tra Mann e D'Annunzio) di Visconti, le borgate intrise di sacro manierismo pittorico di Pasolini, ecc.

Ma non sarà che forse quando si analizzan delle pellicole si tiene poco conto del contesto storico-culturale in cui esse son comparse? Forse che sì… forse che no.

Cosa (non) contiene il cinema italiano da vent'anni (forse più, forse meno) a questa parte? Quello che non contiene è il grande respiro della narrazione, la capacità di rendersi esempio non solo italiano ma mondiale. Il cinema italiano è incapace di produrre storie che siano incastonabili nel disegno più generale della settima arte, è intriso di provincialismo che non riesce a fuoriuscire dalle quattro mura domestiche; forse ci vorrebbe una neo-Madame de Stael che dicesse a certi cineasti di guardare a ciò che avviene nel resto del mondo. Allora qualcuno potrebbe obiettare che anche il realismo di un Kiarostami è estremamente limitato al modus vivendi iraniano, certo… vero… ma Kiarostami ha quel "respiro" di cui sopra, riesce a far recitare i bambini come forse solo De Sica (e questa cosa gliela disse non uno qualunque ma il grande Kurosawa… l'aneddoto è raccontato da Nanni Moretti nel suo corto "Il giorno della prima di Close-up).

Le storie italiane, gli intrecci di questo nuovo cinema italiano (lasciando perdere il conio di neo-neorealismo nel quale furon inclusi "Il divo" – buon film – e "Gomorra" – pessimo film tratto da un ancor più tremendo e sgrammaticato libro) sono bloccati, circoscritti, provinciali (nel senso più negativo del termine), ancorati a dei parametri di penetrazione della realtà a cui forse neanche i bambini credono più… a un romanticismo (Byron si rivolta nella tomba) da quattro lire, a frasi scadute, dialoghi opprimenti e stantii…

Come in ogni cosa fare di tutta l'erba un fascio è errato…ma imprescindibilmente un'analisi vien fatta sul campione più alto di prodotti. I film del nuovo cinema italiano (la maggioranza di essi) sono il giusto specchio di una nazione ormai tristemente e inevitabilmente defunta.

Ad maiora.

GC

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Commenti 3

 
Nonick Noname il Domenica, 04 Ottobre 2015 10:04

Il problema è che siamo passati dall'onirismo di Fellini all'onanismo di Sorrentino. Mi spiego meglio: "L'uomo in più" è un'opera prima interessante e degna di attenzione. Con "Le conseguenze dell'amore", Sorrentino tocca il suo apice creativo con un film che si segnala soprattutto per la strepitosa interpretazione di Toni Servillo. "L'amico di famiglia" segna, a mio avviso, un primo passo falso. I problemi arrivano con "Il divo" che è indubbiamente un buon film; il regista partenopeo si convince (lo convincono) di essere entrato nell'olimpo dei grandi maestri. Da quel momento in poi è un susseguirsi di esercizi di stile, di stucchevole sfoggio di tecnica filmica, di "guardate come sono bravo". "This must be the place" è un film soporifero, "La grande bellezza" è una brutta copia de "La dolce vita". Di "Youth" non parlo... me lo sono risparmiato.

Il problema è che siamo passati dall'onirismo di Fellini all'onanismo di Sorrentino. Mi spiego meglio: "L'uomo in più" è un'opera prima interessante e degna di attenzione. Con "Le conseguenze dell'amore", Sorrentino tocca il suo apice creativo con un film che si segnala soprattutto per la strepitosa interpretazione di Toni Servillo. "L'amico di famiglia" segna, a mio avviso, un primo passo falso. I problemi arrivano con "Il divo" che è indubbiamente un buon film; il regista partenopeo si convince (lo convincono) di essere entrato nell'olimpo dei grandi maestri. Da quel momento in poi è un susseguirsi di esercizi di stile, di stucchevole sfoggio di tecnica filmica, di "guardate come sono bravo". "This must be the place" è un film soporifero, "La grande bellezza" è una brutta copia de "La dolce vita". Di "Youth" non parlo... me lo sono risparmiato.
Giuseppe Ceddia il Domenica, 04 Ottobre 2015 23:31

This must be the place è uno dei film più orrendi che abbia mai visto in vita mia.

This must be the place è uno dei film più orrendi che abbia mai visto in vita mia.
Claudio Villanova il Lunedì, 05 Ottobre 2015 12:23

Concordo praticamente su tutto, ma non credo che "La grande bellezza" sia un inutile messa in scena delle proprie capacità tecniche, anzi! Di sicuro è un film pretenzioso, ma, pur non essendo un film perfetto, apre davvero a degli spunti interessanti!

Concordo praticamente su tutto, ma non credo che "La grande bellezza" sia un inutile messa in scena delle proprie capacità tecniche, anzi! Di sicuro è un film pretenzioso, ma, pur non essendo un film perfetto, apre davvero a degli spunti interessanti!
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