Arte, ricerca spirituale e cambiamento del mondo

Arte, ricerca spirituale e cambiamento del mondo
Pitagora

L'arte per eccellenza, per Pitagora e i pitagorici, è la musica, con le sue proporzioni perfette di natura matematica, da cui si evincono gli intervalli di toni e semitoni, con la funzione psicagogica che le viene attribuita, con il suo rapporto con il mondo celeste, grazie al suono delle sfere, non udibile da orecchio umano.

Gli studi sulla musica da essi compiuti e sulle proporzioni matematiche perfette che la governano, derivano dalla osservazione delle attività vibratorie di una semplice corda.

Attività che oggi la fisica moderna trova manifesta, sanando l'incompatibilità tra teoria relativistica (sull'infinitamente grande) e teoria quantistica (sull'infinitamente piccolo), nella teoria delle superstringhe, ovverosia stringhe in perenne vibrazione, che costituirebbero il reale. Insomma tutto ciò che esiste nell'Universo non sarebbe altro che la manifestazione di "energia vibratoria".  Quindi il mondo sarebbe costituito non da particelle puntiformi, ma da stringhe, piccole corde, infinitamente piccole, che si estendono nello spazio a una dimensione, che vibrano e organizzano la materia intorno, secondo l'intensità della stessa vibrazione.

A questa immagine di movimento eterno possiamo idealmente associare, nel nostro mondo finito, il movimento organizzato del corpo nello spazio, seguendo ritmi e note, quindi nella forma danza, quale espressione della migliore adesione dell'uomo sensibile all'attività vibratoria delle "corde" sollecitate.

Musica e danza rispecchiano, per il grande pensatore di Samo, la reificazione di una visione estetica volta a rendere concorde il discorde, quindi al raggiungimento dell'armonia, attraverso le proporzioni perfette tra le parti.

L'uomo che danza risponde alla legge dell'universo, quella legge misteriosa, che poi misteriosa non è, basata sul numero, sulla proporzione, sulla vibrazione. Egli danza come danzano le particelle che costituiscono il creato, secondo la teoria delle superstringhe. Egli danza come il dio Shiva danza, creando in tal modo il mondo. Quindi l'uomo danza come le particelle che lo compongono e come Shiva, in una sorta di turbinio creativo/creatore.

Potremmo dire che tutto l'atto artistico ha come modelloil movimento coreutico, tutte le arti possono trovare nella danza una modalità a cui riferirsi, nella dinamica del manifestarsi della creazione. Questa è un pensiero, dapprincipio inafferrabile, che danza nella nostra anima (quindi in quanto sentimento di qualcosa che urge di emergere), ma di cui non ne conosciamo la natura sostanziale. Poi, pian piano, questo tenue barlume in moto, si definisce e prende corpo l'idea.

Quando questa, l'idea, ha una sua configurazione, nulla è però ancora pronto.

La tendenza spesso è volta a strutturarla razionalmente, dandole un corpo che la riveli in una serie di tecniche, in realtà tecnicismi, che la soffocano.

Ecco: qui l' artista, iniziato a cogliere la dimensione spirituale dell'esistente (d'ora in poi detto iniziato) sa, o deve sforzarsi di sapere, che tutti gli interventi che vengono posti - per concretizzare questo processo, che vede la mente strozzare l'anima e la ragione soffocare l'idea - sono processi inibitori del flusso tra il sé e lo spirito, il singolo e l'intero, il microcosmo e il macrocosmo. E' l'ego qui che parlerebbe, a danno del miracolo in atto.

Il processo creativo è la libertà del sé di flettersi, roteare, librarsi e cadere, è il divino che danza informe e inafferrabile (in principio), nelle nostre profondità.

E' il momento questo, in cui esso va lasciato agire, in uno stato, per l'artista, di demi-trance, di reverie, pseudo-onirico, in cui il sé cerca di riunirsi, attraverso il tenue filo dell'umbratile apparizione dell'idea, all'assoluto luminoso.

In questo stato meditativo, quindi attivo, non di inerzia, possiamo immaginare le nostre "stringhe" interiori vibrare sempre più forti e la "materia", oggetto della creazione, condensarsi nelle forma (ancora non struttura), che l'iniziato sente plasmarsi nel suo intimo sentire.

Come una madre avverte il formarsi del corpo del suo piccolo nel grembo, ora intuendone il capo, ora le membra, quindi il battito cardiaco, così l'artista può sentire il formarsi sempre più compiuto della sostanza che si plasma in lui.

Solo dopo questa fase, in cui - così come nell'epifania dell'idea è riconoscibile il nigredo alchemico - è ora ravvisabile l'albedo, fase in cui si purifica la materia, sublimandosi, per poi passare al rubedo, in cui avviene la ricomposizione e la fissazione.

Fissazione che è individuata in un processo di cristallizzazione strutturante dell'idea originaria, in un progetto da realizzarsi, che sarà poi comunque vincolato alla possibilità che il contingente consente ad esso.

Va qui detto che il processo che porta un artista all'atto creativo, già di per sé mette il soggetto in una condizione di particolare ricettività del proprio sé; ma va aggiunto anche, che in questi casi, l'ego prende o può prendere il sopravvento, castrando il potere fecondante dello spirito.

Nel caso di un artista, iniziato ai percorsi di ricerca spirituale oltre il reale, tutto ciò può accadere altrettanto, per una perdita del senso della propria ricerca interiore.

Da un altro punto di vista, l'arte può essere invece uno strumento per avvicinare un individuo comune a mondi a lui sconosciuti: praticandola, divulgandola, contemplandola.

Anzi, pitagoricamente parlando, proprio nella contemplazione risiede lo stato perfetto, in quanto in esso la gratuità, il disinteresse della condizione, consente di godere della conoscenza pura, non condizionata da interessi di guadagno, come nel caso della divulgazione, né da altri, per il conseguimento della fama.

L'arte è la ricerca del non-detto, di ciò che è al di là dell'apparente. L'uso di metafore, allegorie e simboli ne è la prova e di conseguenza,anche le infinite possibilità interpretative che una opera d'arte offre, che sono poi assimilabili a quel processo di velatura che avviene ogni qualvolta si ri-veli qualcosa nascosto agli occhi e che solo il cuore vede.

A questo proposito, si può affermare che, nell'opera d'arte riconosciamo forme e valori che ci appartengono su un piano individuale, ma ancor più collettivo, o intuiamo che ci apparterranno, perché anticipano altri che arriveranno in tempi futuri, di cui intravediamo in lontananza il loro sorgere.

Nella ricerca, l'andare dentro (intu-ire) comporta la interpretazione spirituale, attraverso il simbolo, di valori eterni, a cui rifarsi, con cui ricongiungersi, per afferrare il senso dell'esistente.

Per questo, la diffusione dell'arte (in uno qualsiasi dei tre modi rilevati dall'estetica pitagorica) può assumere un portato, nel mondo odierno, che apra le porte a letture verticali a cui l'uomo contemporaneo, seppur molto distratto, può rivolgersi, per elevarsi dalla logica quantitativa, immanente, orizzontale del suo agire.

L'arte ha poi un risvolto non solo individuale, ma anche sociale. Essa, una volta nutrito il portatore, serve a risvegliare coscienze sopite su temi di interesse collettivo, universale e che coinvolgono il futuro e il progresso dell'umanità.

Lavorare per il bene e il progresso dell'umanità è uno dei capisaldi delle grandi istituzioni del consesso umano. Chiunque lavori per il miglioramento di se stesso non può non lavorare che per il miglioramento del proprio simile e dell'umanità intera.

Marianna

Questo processo passa attraverso la diffusione di idee e azioni che vengano assunte anche da altri individui, sollecitati ad operare affinché il mondo cambi in meglio.

L'opera d'arte, con il suo linguaggio "allusivo", di cui si è già detto, facendo leva sulla forma estetica, può essere un mezzo comunicativo di diffusione di principi tesi al miglioramento del mondo e condurre gli uomini a compiere gesti concreti, perché questo avvenga.

A un artista dunque, impegnato in una ricerca spirituale, sarà conseguente coniugare il proprio percorso interiore alla propria creatività e, grazie ad entrambi, cercare di incidere sulla realtà, per affermare tutto ciò che nella terna valoriale "Libertà, Uguaglianza, Fratellanza", figlia della grande Rivoluzione Francese e a cui tutto il mondo libero si ispira, è certamente contenuto.

Dante Alighieri

Per concludere, voglio portare l'esempio di un grande cercatore dello spirito, appassionato cives e poeta, che nella sua vita ha saputo modulare armoniosamente queste tre attitudini, a cui ogni artista, con le stesse ambizioni di ricerca interiore, dovrebbe ispirarsi (solo ispirarsi, perché di più non potrebbe!): Dante Alighieri.

Egli ha pagato con l'esilio il proprio impegno civico e politico, ma questo non gli ha impedito di denunciare la corruzione e gli altri mali che colpivano la città di Firenze, utilizzando l'arma della sua sublime arte.

L'Inferno della Commedia è colmo di figure di peccatori che si sono macchiati di gravi colpe nei confronti della città, del buon governo di essa, del bene dei cittadini, così come le altre due cantiche esaltano invece i benefattori e gli illuminati amministratori della sua patria.

Tutto questo peraltro avviene attraverso il meraviglioso linguaggio della poesia, anzi attraverso la sollecitazione continua nel lettore della Meraviglia tout court, che per Platone è la madre del pensiero, quindi della ri-flessione (gioco di Luce) e dell'intuizione, come è stata già intesa.

Linguaggio con cui, infine, Dante racconta e ri-vela arcani significati, che trascendono i significati letterale, teologico-filosofico, politico che al lettore comune appaiono più accessibili.

Un grande cercatore dello spirito dunque, Dante, ma anche un uomo impegnato sul piano del riscatto della verità e della giustizia. Talenti esaltati dalla sua immensa, sublime, irraggiungibile grazia poetica.

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